Un mondo in cui i diritti dell’uomo sono impunemente violati continuerà a produrre rifugiati di ogni tipo. A tutt’oggi, il dramma dell’esilio forzato continua ad esistere e a crescere in tutto il mondo. Dietro i numeri e le statistiche ci sono persone in carne ed ossa, esseri umani che celano dolori inenarrabili, che hanno lasciato alle loro spalle i luoghi della loro nascita, i luoghi della loro famiglia, i luoghi del senso della propria vita e della propria storia individuale e collettiva.Persone umiliate, bistrattate che cercano di riappropriarsi del proprio destino.Persone perseguitate ma anche persone per cui i diritti umani universalmente riconosciuti non valgono niente, non esistono, vittime dei conflitti armati, di regimi repressivi, di politiche economiche sbagliate o di disastri naturali.Una moltitudine di storie, colori diversi e patrimoni di conoscenze eterogenei ma, come si dice, una sola razza: quella umana.

Queste persone, i rifugiati interpellano la coscienza del mondo, ed hanno il diritto di essere riconosciute non solo come “razza umana” ma anche come appartenenti alla “comunità umana”, essere supportate, accolte e tutelate, affinché si realizzino tutte le condizioni necessarie a una esistenza pienamente umana.

La comunità di riferimento identifica un’appartenenza di tipo organico, naturale e genealogica ad un gruppo, conferisce l’identità ed è connotata affettivamente. L’appartenenza ad una comunità, definisce i confini tra ‘loro’ e ‘noi’, dove “gli altri” sono fuori dai confini. Da qui è facile passare a diritti diversi, a solidarietà parziali, a partecipazione condizionata per “gli altri”, quelli che sono fuori dai confini.

Ma se la comunità di riferimento è quella “umana”, il sostegno del singolo, l’opportunità di crescita, le risorse su cui investire e a cui accedere assumono un altro significato, le differenze cessano di essere divisive, l’inclusione comprende tutte e tutti.

Ognuno di noi, ed ogni Paese ha la responsabilità di rispettare e di far rispettare i diritti del rifugiato, tanto quanto quelli dei suoi cittadini autoctoni: dobbiamo cominciare a considerarci “comunità umana”.

Donatella Linguiti – Presidentessa AMAD

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